L’uso disfunzionale dei social media è collegato a un minore benessere psico-emotivo, soprattutto tra gli adolescenti: le evidenze scientifiche convergono tutte in questa direzione. Anche per questo motivo, diversi paesi stanno introducendo divieti o restrizioni all’uso dei social per gli under 16.

Eppure, un dato nuovo emerge e merita di entrare nel dibattito: secondo una ricerca condotta da alcuni sociologi dell’Università di Barcellona, lo status socioeconomico incide sulla probabilità di sviluppare un uso problematico dei social media. In altre parole, i teenager provenienti da contesti più svantaggiati rischiano conseguenze peggiori rispetto a quelli che crescono in condizioni più privilegiate. I social media possono avere effetti negativi diffusi, ma sono le disuguaglianze sociali a amplificare la vulnerabilità di chi li utilizza.

Lo studio, pubblicato all’interno del World Happiness Report 2026 (pubblicazione internazionale realizzata da una collaborazione tra più istituzioni) ha analizzato il rapporto tra uso problematico dei social media e benessere degli adolescenti in 43 paesi, utilizzando i dati raccolti su oltre 330.000 ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 16 anni. Dentro questo quadro emergono differenze significative tra paesi, e il caso italiano si colloca in una posizione peculiare.