La Zes Unica, nata per attrarre investimenti nel Sud, è finita al centro delle polemiche per i casi di Cala Finanza e Ostuni. Lo strumento del governo accelera autorizzazioni e investimenti, ma ambientalisti e comitati denunciano che venga usato per favorire grandi progetti superando vincoli urbanistici e paesaggistici.
I casi di Cala Finanza e Ostuni hanno riportato all'attenzione la Zes Unica, la Zona economica Speciale per tutto il Mezzogiorno. Il sistema, introdotto dal governo Meloni nel 2023 e partito ufficialmente nel 2024, prevede una serie di agevolazioni fiscali e procedure semplificate destinate alle aziende che operano sui territori ricompresi all'interno della Zes. In entrambi i casi il ricorso alla Zes è stato utilizzato come uno strumento autorizzativo, in grado di velocizzare gli iter previsti e di bypassare vincoli paesaggistici e norme urbanistiche. Ma come funziona?
Come dicevamo, la sua introduzione risale a qualche anno fa. Prima esistevano già altre "Zes" ma nel 2023 il governo ha deciso di crearne una unica per tutto il Sud. All'inizio comprendeva 8 Regioni: Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna. Poi si è allargata anche a Marche e Umbria. La Zes offre crediti d'imposta alle imprese che restano sul territorio per un certo periodo di tempo, sufficientemente lungo, un procedimento unico e iter più rapidi per autorizzare gli investimenti. L'obiettivo sulla carta è ridurre i tempi, tagliare la burocrazia, favorire la crescita e lo sviluppo dei territori più fragili.














