Ormai c’è dentro tutto. Il rispetto dell’ambiente, la necessità di far evolvere il turismo pugliese, il ruolo della Zes e quello delle istituzioni pubbliche. Il caso del «Four Seasons» è uno di quelli che esondano dai propri confini naturali per interrogare imprese, associazioni e decisori politici: quale destino per l’accoglienza di lusso in Puglia?

La vicenda è nota e parte dal contenzioso che ha bloccato lo sviluppo del mega-resort in contrada Mogale (Costa Merlata), a Ostuni. Nove ettari della discordia sospesi tra l’autorizzazione unica concessa dalla Struttura di Missione Zes - ma subordinata alla valutazione di impatto ambientale (Via) - e il ricorso al Tar di ambientalisti e Regione Puglia. In prima fila c’è Legambiente, come spiega la presidente pugliese Daniela Salzedo: «Quella di Mogale è una storia cominciata anni fa, nel 1998, e presenta da sempre criticità importanti». Impatto paesaggistico, risorsa idrica insufficiente e la volontà di difendere nella zona l’ultima «porzione di costa non antropizzata» sono i motivi alla base del ricorso. Il punto però è più generale: «Governare il turismo, che sia di massa o di nicchia - riprende -. significa guardare la questione da una prospettiva più ampia, senza decontestualizzare i processi o le decisioni ma inserendoli in una visione che contempli sostenibilità, tutela del territorio, impatto ambientale e sociale. Poi, è chiaro, i mega-resort incidono più duramente sul contesto e dunque meritano l’attenzione che si deve a progetti di tale calibro».