Non ha pace lo sviluppo pugliese. È una guerra di binomi che non si riescono a conciliare: salute e lavoro, ambiente e impresa. I casi paradigmatici non mancano. C’è l’ex Ilva, gigantesca, che oscura con la sua ombra da città dell’acciaio il futuro industriale del territorio. E poi c’è il Four Seasons cioè il contenzioso per la costruzione di un lussuoso resort a Ostuni, in contrada Mogale, per un peso di 100 milioni di euro su nove ettari di terreno.
Quei nove ettari sono diventati un «simbolo», l’unica roccaforte incontaminata di un pezzo di costa fortemente antropizzato e già oggetto di piani di lottizzazione dal 1998. Gli ambientalisti fanno muro, le istituzioni pure a cominciare dalla Regione che ora ha formalizzato il ricorso al Tar. L’obiettivo è dichiarato: l’annullamento dell’autorizzazione unica 423 rilasciata dalla Struttura di Missione Zes alla Merletto srl il 6 ottobre 2025 per la variante al piano di lottizzazione in contrada Mogale finalizzata alla realizzazione del complesso turistico. Apriti cielo. Nel tritacarne è finita la stessa Zona economica speciale accusata di aver assunto il ruolo di «scorciatoia», nonostante la variante sia subordinata alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) che dunque, nei fatti, sospende un’autorizzazione legata alla dimensione produttiva dell’investimento. Da cui un altro fronte aperto: tradendo il principio di unicità, la Zes avrebbe frazionato il procedimento, con diverse scansioni temporali, anziché tenerlo unito. Insomma, se ci mettiamo pure che Bill Gates è socio di maggioranza della catena e che i capitali sono anche israeliani, ecco che la faccenda assume i tratti della «tempesta» con quasi più accusati che accusatori. E finisce per porre una questione che esonda dalle cronache: in che modo la Puglia ha intenzione di governare la propria principale risorsa?









