La figlia di un detenuto ha raccontato a Fanpage.it le condizioni del padre recluso nel carcere Pagliarelli di Palermo, mentre una lettera di 200 detenuti denuncia degrado, caldo torrido e “gravi carenze sanitarie” all’interno dell’Istituto.

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Le condizioni di vita nelle carceri italiane, il diritto alla salute, i trasferimenti lontano dalle famiglie e le difficoltà dei detenuti e dei loro cari sono temi su cui la redazione di Fanpage.it riceve da tempo segnalazioni e testimonianze. Se hai vissuto o stai assistendo a un'esperienza simile, come detenuto, familiare, operatore o professionista del settore, e vuoi raccontare la tua storia, questo è lo spazio per te.

"È malato, lontano, non ce la fa più. E noi non possiamo nemmeno stargli accanto". A parlare a Fanpage.it è la figlia di Antonio M., detenuto in regime di Alta Sicurezza nel carcere "Antonio Lorusso" Pagliarelli di Palermo, che da mesi denuncia le condizioni in cui il padre sarebbe ristretto all'interno dell'Istituto. Una storia che – stando alla documentazione raccolta dalla ONG bon't worry iNGO – non riguarda solo un singolo detenuto, ma porta alla luce le criticità di uno degli istituti penitenziari più discussi del Paese. In particolare, in una lettera collettiva firmata da circa 200 detenuti che Fanpage.it ha visionato, si denunciano presunti riscaldamenti inesistenti, infiltrazioni, carenze sanitarie, isolamento, assenza di attività rieducative e continue denunce da parte dei detenuti. "Intollerabile", secondo Bo Guerreschi, presidente della ONG. "Il problema della giustizia è che vede solo i documenti, mai le persone e i loro diritti. Al posto di favorire un percorso di reinserimento sociale, il Pagliarelli schiaccia e distrugge i detenuti".