di
Cesare Giuzzi
L'aggressore di via Capecelatro ha trascorso dieci giorni a Milano spostandosi in tre strutture diverse e poi in strada: forse aveva finito il denaro ed esiste l'ipotesi che in città avesse un appoggio. La famiglia nega problemi psichiatrici ma a casa a Conegliano sono state trovate ricette in inglese
Dieci giorni vissuti come un fantasma. La fuga da Conegliano, le notti in hotel e quelle passate in strada dopo aver finito i soldi. Sono molte le domande ancora senza risposta sulle ultime ore di Lamin Saidilly dopo essere scappato dalla casa in Veneto dove viveva con i genitori e i tre fratelli. Un allontanamento volontario, puntando subito verso Milano, che la famiglia del 22enne dice di «non spiegarsi». Ma che potrebbe non essere il primo caso. Per questo gli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale e della Digos stanno verificando altri possibili precedenti.
I familiari di Saidilly hanno strenuamente negato la presenza di disturbi psichici e anche comportamenti violenti: «È un bravo ragazzo, lavora. Non ha mai dato problemi», le parole del padre Dodou, 65 anni. A casa però, durante la perquisizione, sarebbero spuntate delle prescrizioni di psicofarmaci in inglese. Tracce di visite alle quali il 22enne sarebbe stato sottoposto in Inghilterra dove ha vissuto per dieci anni dopo che il padre si era trasferito lì, lasciando il lavoro alla Electrolux.











