Le tracce del passaggio di Lamin Saidilly a Milano sono puntiformi. E non potrebbe essere diversamente visto che l’approdo del ventiduenne, proveniente da Conegliano Veneto, risalirebbe a martedì 23 giugno. E che, nei dieci giorni vissuti da fantasma a Milano, il giovane accoltellatore non è mai stato controllato per strada da poliziotti, carabinieri o vigili. Il tracciato viene restituito dalle schedine alloggio di alberghi e bed & breakfast: due notti in hotel in via Rubens, a meno di un chilometro in linea d’area dal bar La Giada e dai tavolini dov’è andata in scena l’aggressione ai danni di Gerardo Pastore; una seconda permanenza in una casa vacanze di via Fornari, mezzo chilometro più a sud; e una terza in hotel in viale Jenner. Dal 30 giugno la sua traiettoria diventa un’incognita. La convinzione dei poliziotti delle volanti incaricati degli accertamenti, è che possa aver dormito per strada, su panchine o giardinetti, sempre più alla deriva fino all’esplosione di violenza.
Cosa l’abbia innescata, è ancora un mistero. La perquisizione operata dalla Digos di Treviso nell’appartamento che Lamin Saidilly condivide a Conegliano Veneto con Dodou, il 63enne padre che nella vita fa il magazziniere, non ha restituito per il momento elementi significativi, anche se l’analisi di telefono e dispositivi — e soprattutto dei siti frequentati di recente sul web — dovrà seguire il percorso della copia forense e dei successivi incroci delle stringhe di ricerca. Lo stesso genitore, che ha “chiesto scusa alla vittima”, lo ha descritto come un “bravo ragazzo”.










