Il principio di uguaglianza al centro della Dichiarazione d’Indipendenza americana affonda le sue radici anche nel pensiero del toscano Filippo Mazzei. Medico, intellettuale e protagonista della vita politica della Virginia, influenzò Thomas Jefferson nella formulazione di uno dei passaggi più celebri del testo del 1776. L’analisi di Gregory Alegi, professore di Storia e politica Usa presso la Luiss Guido Carli

Una delle chiavi di lettura della storia Usa è la costante ridefinizione del termine “uomo”, al centro della Dichiarazione d’indipendenza soprattutto per la sua identificazione con uguaglianza e diritti. Ci sono pochi dubbi sul fatto che nel 1776 i Padri fondatori facevano riferimento, almeno in senso politico, solo ai propri pari, maschi e bianchi. Le espansioni più significative si ebbero dopo la Guerra civile, con gli emendamenti che estendevano agli ex schiavi libertà (XIII), cittadinanza (XIV) e partecipazione politica (XV), e dopo la Prima guerra mondiale, quando le donne conquistarono il diritto di voto federale (XIX emendamento) e i nativi americani furono dichiarati cittadini (1924). Restavano gli ostacoli all’esercizio pratico dei diritti, ai quali nel 1965 pose parziale rimedio il Voting rights act, mentre sul versante femminile l’Equal rights amendment approvato dal Congresso nel 1972 decadde per mancato raggiungimento del quorum di ratifica da parte degli Stati.