La Dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776 non fu soltanto l’atto di nascita degli Stati Uniti, ma un testo destinato a ridefinire il rapporto tra individuo, Stato e libertà. Dietro la separazione dalla Gran Bretagna si affermavano principi destinati a influenzare il pensiero politico occidentale, insieme alle contraddizioni di un progetto che aspirava all’universalità. Il punto di Daniele Fiorentino, professore di Storia degli Stati Uniti presso l’Università Roma Tre

4 luglio 1776. Una ricorrenza fondamentale nella storia degli Stati Uniti. Il documento promulgato quel giorno di oltre due secoli fa e diffuso rapidamente su tutto il territorio delle tredici colonie, portava un messaggio molto chiaro e significativo: la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America dalla Gran Bretagna, allora il più grande impero del globo. Essa proclamava le ragioni per cui le colonie del Nord America si separavano dalla madrepatria. Ma nei fatti la Dichiarazione era anche e soprattutto un manifesto di idee, allora ancora in via di completa elaborazione, che cercavano sostanzialmente di promuovere l’uguaglianza del genere umano; l’indipendenza ne era una delle conseguenze. Quindi, sebbene la rivolta dei coloni e la conseguente guerra di liberazione asserissero essenzialmente il diritto a separarsi dalla madrepatria, quanto viene invece affermato nel testo sono i principi fondanti della libertà dell’individuo: “Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario a un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato a un altro – recita l’incipit – e assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione”.