Gli uomini che il 4 luglio 1776 sottoscrissero la Dichiarazione di Indipendenza di Thomas Jefferson e dei cinquanta Padri fondatori e che undici anni dopo stesero il testo della Costituzione a Philadelphia non fecero alcun cenno nei documenti fondanti degli Stati Uniti alle istituzioni ecclesiastiche e alle religioni allora praticate. Alcuni di quegli esponenti, i credenti, erano presenti in terra americana, mentre altri erano cresciuti nell’Illuminismo e ne riflettevano le idee. Anche questi ultimi, però - Benjamin Franklin, James Madison - non erano atei, bensì deisti. Ritenevano che la loro visione religiosa fosse la base di ogni felicità e virtù. La mancanza nella Dichiarazione di Indipendenza (1776) e nella Costituzione (1787) di qualsiasi riferimento a particolari fedi e a specifiche Chiese significò che nella nuova federazione non ci sarebbe dovuta essere alcuna commistione tra Stato e Chiesa, carattere che fu mantenuto per l’intera vicenda storica degli Stati Uniti.
Alexis Charles Henri Clérel, conte di Tocqueville rilevò ben presto che il pluralismo religioso distingueva la nuova nazione dall’Europa: laicità versus lotta di religione. La popolazione americana era sì profondamente religiosa, ma per nulla accorpata a una specifica chiesa. I 10 capitoli aggiuntivi ai sette della Costituzione - il Bill of Rights – riguardavano ogni genere di libertà individuali: libertà di culto (il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne le cosiddette clausole), libertà di possedere le armi (siamo all'epoca della frontiera), sicurezza personale, nessuno può essere sottoposto due volte a uno stesso reato, nessuna pena crudele e inconsueta per cui l’istituzione politica non deve in alcun modo mescolarsi con la fede. Insieme ai principi istituzionali i libertari vollero tuttavia 10 capitoli aggiuntivi riguardanti le libertà personali.













