di Massimo Gramellini

L’amore è uno specchio: se siamo addormentati, attiriamo solo altri addormentati. Coraggio, non sei ancora giunta al traguardo ma sei sul percorso giusto

Caro Settedicuori,convivo col mio fidanzato da alcuni anni, ma da sei mesi vivo una relazione con un altro uomo, a distanza. Ci siamo conosciuti a un master: lui era il mio professore, un uomo che abitava il ruolo del sapere. Quando ha cominciato a corteggiarmi ho eretto un muro. Non un garbato diniego, ma un rifiuto violento, fisico, quasi un disgusto. Oggi so leggere quel disgusto per ciò che era: una formazione reattiva, la sentinella che l’Io mette in guardia proprio dove il desiderio preme più forte. Non si alza un muro così alto contro qualcosa che ci è indifferente. Lo si alza contro ciò che, dentro di noi, ha già cominciato a vivere. E infatti, una settimana dopo, sono stata io a sceglierlo come tutor del mio progetto. Mi dicevo che era una scelta accademica; invece era una scelta dell’inconscio, che, come tu scrivi spesso, non conosce la negazione e firma i suoi atti con la mano destra mentre la sinistra finge di non sapere. Sono seguite le telefonate quotidiane travestite da lavoro, le videochiamate che usavamo come alibi, i problemi professionali condivisi che erano già una forma di intimità. Poi la prima sera vera. Quando l’ho visto, il mio cuore aveva già fatto ciò che la mia coscienza si ostinava a rimandare: si era innamorato. Non ti scrivo per avere un consiglio. Quello, se esiste, lo si trova solo vivendo e nel mio caso nella stanza d’analisi dove da tre anni provo a dare un nome ai personaggi che abitano la mia mente e che questa storia ha fatto entrare in scena tutti insieme, come in un sogno troppo affollato. Ti scrivo perché credo che la scrittura sia una forma di rêverie collettiva: qualcuno, leggendo, presterà la mia storia ai propri fantasmi, e forse troverà nelle mie parole il contenitore che io sto ancora costruendo per le mie emozioni. Permettimi solo un pensiero finale: non sempre un tradimento è una doppia vita. A volte l’altro che incontriamo è una figura che il nostro mondo interno manda in avanscoperta, per mostrarci ciò che nel nostro rapporto manca, ciò che di noi non è mai stato visto. Ci innamoriamo perdutamente di lui, sì. Ma forse, prima ancora, di quella parte di noi che lui ha avuto il coraggio di chiamare per nome. SILVIA