Europa-USA
Eleonora Tiribocchi
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Gli investimenti per la Difesa e la sicurezza non devono solo crescere ma, come al Riformista hanno dichiarato tutti gli esperti del settore, selezionare meglio la qualità e la natura dei fornitori. Un compito non facile, quello davanti a cui è messo il Procurement delle nostre Forze Armate. Nell’ultima indagine che ha coinvolto il Ministero della Difesa potrebbero emergere ulteriori elementi di rilievo. Ipotizzati i reati di corruzione, traffico di influenze e riciclaggio per appalti nel settore informatico. Gli uffici di Guido Crosetto, dai quali sono partite le segnalazioni, avevano rilevato «situazioni sospette». Anche alla stampa che segue il comparto Difesa sorge qualche interrogativo.
Quel che non appare chiaro, ad esempio, attiene ai rapporti tra alcuni rappresentanti di SMD, SME, Teledife e la multinazionale americana Accenture. Proprio questa società si starebbe aggiudicando un appalto di decine di milioni di euro mediante un affidamento ottenuto attraverso un atto di adesione ad una convenzione Consip. L’affidamento sarebbe basato su un requisito evanescente per un sistema informativo già in uso dall’Esercito, il Sige, prodotto dall’italiana Leonardo e molto performante, che verrebbe dunque sostituito da un analogo software: Simoge. A gestire il delicatissimo affare, per conto di Accenture, sono Stefania Gabbi e Fabrizio Gabrielli, entrambi non indagati nell’inchiesta. Qui, però, sorge un dubbio: perché sostituire un’infrastruttura già esistente e funzionante con un ulteriore prodotto straniero? A vantaggio di chi? Già il progetto “Polaris”, sempre prodotto da Accenture, aveva destato perplessità per alcune procedure e per questo, ora, bisogna alzare i riflettori su un rapporto sempre più forte e consolidato tra le parti coinvolte.










