Cesare Garboli: una vita d’affezione, di cura, di interpretazione rivolta a un classico come Molière. Un «Millennio» di Einaudi (Il Molière di Cesare Garboli, a cura di Carlo Cecchi, fotografie di Tommaso Le Pera, pp. XXX-1038, euro 100,00) consegna al lettore la storia e gli umori e le meraviglie di questo cammino. La disposizione ermeneutica di Garboli davanti al classico, si trattasse di Dante o Leopardi o Pascoli, è stata sempre quella di chi cerca di sorprendere nella parola del testo una sorta di drammaturgia vivente: la vita del classico portata nel cuore stesso delle proprie ragioni, nel ritmo della propria vita e, insieme, della propria epoca. Non l’attualizzazione, dunque, ma il classico inteso come fonte che dalla sua lontananza esplora e interroga le pieghe della nostra contemporaneità. Un mondo di forme, di figure, di suoni che sollecita il nostro mondo a interrogarsi. Il classico insomma come rivelazione che accende le luci sul teatro del mondo, del nostro mondo. Le commedie di Molière diventano proprio per questo una presenza assidua nella vita di Garboli critico, traduttore, interprete, partecipe attivo di volta in volta anche alle vicissitudini delle messe in scena.