Una visita breve ma intensissima con momenti profondissimi ed emozionanti e qualche altro momento un po' comico, come quando il vento ha strappato via la papalina.
La giornata di Papa Leone a Lampedusa è stata una scossa alle coscienze, un grido che si è levato dal campo sportivo dove ha celebrato la messa davanti a migliaia di fedeli, dopo un percorso in papamobile scandito da soste per la benedizione dei bambini.
Nel cuore dell’omelia, il Pontefice ha lanciato un severo monito - nel solco del suo predecessre Francesco - contro la globalizzazione dell’indifferenza. “L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni”, ha tuonato, ricordando che le tragedie in mare sono il frutto amaro tanto di “decisioni prese, sia di decisioni mancate”.
Ha quindi puntato il dito contro “i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui” e contro un sistema economico mondiale che, inesorabile, “genera povertà ed esclusione”. Di fronte a tutto questo, ha insistito, occorre vincere la paura e l’illusione che non ci riguardi, abbandonando “la fretta di passare oltre” in favore di “politiche organiche e condivise”.
E ha concluso con un saluto intimo alla comunità locale: “A voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià!’”. “Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti”, ha detto rivolgendosi al sindaco e alla popolazione.













