Da millenni crocevia di popoli e culture, il Mediterraneo è divenuto il teatro di una delle prove più drammatiche dell’epoca contemporanea, dove il Vangelo risuona come invito all’accoglienza e al dialogo.
Nelle parole incisive dell’omelia di Papa Leone a Lampedusa — isola che custodisce la memoria della storica visita di Papa Francesco nel 2013 — il territorio emerge come emblema di una chiamata epocale che la migrazione rivolge all’intero continente europeo.
La rotta come la strada per Gerico. Il Pontefice interpreta il destino dei migranti alla luce della parabola del Buon Samaritano: chi oggi tenta di raggiungere l’Europa percorre una via insidiosa, spesso consegnato a veri e propri «briganti» che depredano, percuotono e abbandonano.
Il mare, tramutato in cimitero, accoglie chi non ce l’ha fatta: una presenza muta ma ineludibile che domanda «attenzione e soccorso» ben prima di qualsiasi valutazione politica o ideologica.
Il Papa denuncia con chiarezza le cause sistemiche della tragedia: i morti non sono vittime soltanto degli elementi naturali, ma di «decisioni prese, sia di decisioni mancate», della corruzione nei Paesi d’origine, di un’economia globale che produce povertà ed esclusione, dell’indifferenza e dei calcoli criminali dei trafficanti di esseri umani.












