Tredici anni dopo lo storico approdo di Papa Francesco, Lampedusa torna a essere il baricentro spirituale e morale dell’Europa con l’arrivo, oggi, di Papa Leone.

Dal molo simbolo della rotta del Mediterraneo centrale, il Pontefice rilancia un appello forte all’accoglienza e alla tutela della dignità umana, in continuità con il discorso tenuto meno di un mese fa nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria.

È un viaggio guidato da un preciso “filo rosso”, come ha sottolineato l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano. Un itinerario che lega le Canarie a Pavia nel nome di santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti, e approda all’ultimo lembo d’Italia per riprendere quel seme gettato il 13 luglio 2013 da Jorge Mario Bergoglio.

Allora, Papa Francesco sorprese il mondo lanciando una corona di fiori in mare e denunciando la “globalizzazione dell’indifferenza”.

Le attese per le parole di Papa Leone sono altissime. Sull’isola si percepisce l’aspettativa di un messaggio di portata storica, tanto che si evoca la possibilità di un anatema contro i trafficanti di esseri umani, sul modello di quello celeberrimo con cui Giovanni Paolo II si rivolse ai mafiosi.