LAMPEDUSA. Già alle Isole Canari, sulla letale rotta atlantica dei “boat people, Leone XIV aveva richiamato l'Europa alle radici della sua civiltà ribadendo che non ci si può abituare a contare i morti. A Lampedusa domani il Papa lancerà una vera “missio migrantium”: il Vangelo dell’accoglienza contro la globalizzazione dell’indifferenza. Nell’isola-avamposto del vecchio continente nel Mediterraneo il Papa sosterà al Cimitero, alla “Porta d’Europa” e al Molo Favaloro dove benedirà la targa dedicata a papa Francesco, poi la Messa con l’immagine della Madonna di Portosalvo esposta sul palco e infine l’incontro con i bambini ammalati. Senso del viaggio “Il 4 luglio, mentre gli Stati Uniti celebrano la loro festa nazionale, Papa Leone XIV, figlio di quella terra, sceglie di volgere lo sguardo verso uno scoglio vulcanico del Mediterraneo: Lampedusa- spiega padre Giulio Albanese, direttore della Cooperazione missionaria al Vicariato di Roma e consigliere della Segreteria di Stato vaticana-. È un gesto che parla prima ancora che vengano preferite le parole. Un Papa americano che, nel giorno simbolo dell’indipendenza del suo Paese, decide di recarsi non nella patria dei trionfi civili, ma sulla soglia ferita dell’Europa, compie un atto di straordinaria forza evangelica e profetica”. Aggiunge padre Albanese: “Lampedusa non è semplicemente un luogo geografico. È una domanda aperta alla coscienza del nostro tempo. È il punto in cui il mare smette di essere scenario turistico e diventa memoria dolorosa; il lembo di terra dove approdano speranze sfinite, corpi provati, vite sospese tra la salvezza e l’abisso. È il disperato approdo su cui naufraga tanta umanità dolente, ma anche il luogo in cui può ancora albeggiare una parola di misericordia”. Vittime senza nomi Omaggio floreale sulle salme di alcuni migranti: la prima tappa sarà al cimitero di Cala Pisana dove c'è un'area dedicata ai migranti morti durante le traversate. Tante le croci senza nomi, ma con un numero. Un numero che corrisponde a uomini, donne e bambini di cui si sconosce l'identità e la storia. Papa Leone, dopo l'atterraggio all'aeroporto di Lampedusa previsto per le ore 9, verrà accolto dall'arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano. Ma anche dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che è il principale punto di riferimento dell'esecutivo nei rapporti con la Santa Sede. Il pontefice, con un'auto chiusa, raggiungerà il camposanto dove sosterà per un omaggio floreale. Fra le sepolture lampedusane dei migranti che hanno perso la vita, anche quella del piccolo Yousuf, come lo chiamano gli isolani. Youssef Ali Kanneh era un neonato guineano, di 6 mesi, morto nel novembre del 2020 a causa di un naufragio (6 furono le vittime) verificatosi in acque libiche e "raccolto" dalla nave ong Open Arms. Sulla sua sepoltura c'è una scritta in inglese: "Perché così presto, figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre". Nell'area del cimitero di Cala Pisana, affollata dalle croci realizzate dall'artigiano lampedusano Francesco Tuccio che usa il legno delle barche utilizzate dai migranti per le traversate, tornano ogni anno - in occasione dell'anniversario del 3 ottobre (era il 2013 quando si verificò il drammatico e famoso naufragio con 368 vittime) - anche alcuni dei superstiti di quella tragedia. “Mare mostrum” Ad accompagnarli è sempre il presidente del comitato 3 ottobre, Tareke Brhane. I trentenni eritrei, salvati da Vito Fiorino con la sua imbarcazione "Gamar", abitano tutti in Svezia, ma tornano. Fra loro anche Fanus che aveva 16 anni il 3 ottobre del 2013 ed è stata l'unica a riconoscere lo scafista e a denunciare. Ma anche Adal che ha perso suo fratello nella tragedia e Abel che è rimasto orfano di padre. “La scelta di Leone XIV assume, perciò, un significato che va ben oltre la cronaca, nel bel mezzo del Mare Nostrum o Monstrum che dir si voglia – sottolinea padre Giulio Albanese, missionario comboniano-. Nel giorno in cui avrebbe potuto simbolicamente richiamare le proprie radici americane, il Papa indica una patria più grande: quella dei figli di Dio. Non celebra la libertà come privilegio acquisito, ma la richiama come promessa ancora negata a troppi uomini e donne costretti a fuggire da guerre, miseria, persecuzioni, deserti e carceri invisibili. La sua presenza a Lampedusa ricorda che la libertà non può essere festa piena finché resta negata a chi bussa alle nostre porte con il volto scavato dalla paura. In filigrana, si avverte il passaggio luminoso del suo predecessore”. Prosegue padre Albanese: “L’8 luglio 2013 Papa Francesco volle iniziare da Lampedusa il suo magistero dei gesti, denunciando la globalizzazione dell’indifferenza di fronte all’immensa distesa di quello che negli anni è diventato un cimitero liquido. Quella visita rimane una delle pagine più alte del pontificato: un altare sul mare, una corona di fiori deposta sulle acque, una parola severa rivolta non contro qualcuno, ma contro l’anestesia delle coscienze”. Sulle orme di Francesco “Oggi Leone XIV sembra raccogliere quel testimone e riportarlo nel cuore della Chiesa e dell’Europa- precisa padre Albanese-. Come a dire che la memoria cristiana non è nostalgia, ma responsabilità; non è commemorazione, ma conversione. Vi è in questo viaggio una chiara grammatica ecclesiale. Il Papa va dove il Vangelo chiede di andare: verso le periferie, verso i confini, verso coloro che non hanno voce né forza contrattuale. La Chiesa, quando è fedele al suo Signore, non sceglie i salotti della rassicurazione, ma le strade della compassione. Non cerca il consenso facile dei potenti, ma custodisce la dignità dei piccoli”. A Lampedusa, puntualizza il consigliere della Segreteria di Stato vaticana, “Leone XIV non offre una soluzione tecnica a un fenomeno complesso; ricorda però il criterio senza il quale ogni soluzione rischia di diventare disumana: prima vengono le persone. È qui che il gesto diventa anche una parola rivolta alle cancellerie europee. Con garbo, certo, ma senza ambiguità”. Da anni, aggiunge padre Albanese, “il lessico politico sembra essersi irrigidito attorno a formule fredde: contenere, bloccare, selezionare, esternalizzare, respingere. Si parla di flussi, rotte, numeri, emergenze; molto meno di volti, biografie, madri, bambini, padri, ferite. L’Europa appare spesso più preoccupata di proteggere le proprie frontiere che di custodire la propria anima. Eppure un continente che ha costruito la propria identità sulla dignità della persona non può ridurre il dolore umano a questione di ordine pubblico”.
A Lampedusa invece che al 250° anniversario Usa: il viaggio-chiave di Leone
Il 4 luglio del Papa è una densissima visita alla Porta d’Europa sulla prima linea delle politiche migratorie Ue











