Dal prossimo primo settembre gli utenti del Regno Unito che avevano acquistato attraverso PlayStation Store uno o più dei 551 film e programmi StudioCanal coinvolti perderanno l’accesso a quei contenuti
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Sony, ma cosa combini? La polemica divampa sulla stampa e sul web, e gli indignati non hanno torto: dal prossimo primo settembre gli utenti del Regno Unito che avevano acquistato attraverso PlayStation Store uno o più dei 551 film e programmi StudioCanal coinvolti perderanno l’accesso a quei contenuti. Sottolineo acquistati, non noleggiati, e questo si salda con un’altra scelta: non produrre più copie fisiche dei giochi con il disco (sarà stata Rockstar, con GTA VI, a fare il tana libera tutti?).Tra i film famosi figurano Terminator 2, Apocalypse Now, Mulholland Drive, Paddington e Il labirinto del fauno e Sony scrive che gli utenti non potranno più accedere ai contenuti «precedentemente acquistati». Detta così, serenamente, e oltretutto senza neppure un rimborso. L’hai comprato, è vero, ma io non ho più la licenza, quindi te lo tolgo.Non è neppure la prima volta che succede: nel 2023 Sony annunciò che avrebbe rimosso dalle biblioteche degli utenti oltre mille stagioni di programmi Discovery precedentemente acquistate (sempre per una questione di licenze). Dopo la polemica, Sony e Discovery raggiunsero un nuovo accordo e la cancellazione fu annullata (se andate a vedere la pagina ufficiale PlayStation c’è ancora l’annuncio della retromarcia). Attenzione perché il problema non riguarda soltanto Sony, è il linguaggio usato da quasi tutti i negozi digitali quando vi mostrano due pulsanti: noleggia e acquista. Acquista un cavolo! Nei contratti infatti si scopre che hai pagato per comprare una licenza revocabile. Tra l’altro la questione, altrove, è già diventata legislativa: dal 2025 una legge della California vieta di usare parole come “buy” e “purchase” per un bene digitale, a meno che il venditore chiarisca in modo evidente che si tratta soltanto di una licenza e che l’accesso può, appunto, essere revocato, bella storia (tanto nessuno legge i contratti).Potrebbe succedere per tutto, anche per gli e-book, anzi è già successo. Nel 2009 Amazon cancellò a distanza da alcuni Kindle copie regolarmente acquistate di 1984 e La fattoria degli animali in quanto il venditore non possedeva i diritti necessari. Rimborsò gli utenti (almeno quello), ma il gesto fece scandalo proprio perché dimostrò che un’azienda poteva entrare virtualmente nella biblioteca privata e portarsi via un libro (Orwell non avrebbe osato tanto per paura di essere didascalico).Tuttavia potrebbe anche accadere, almeno lo spero, che tutto questo inneschi un effetto contrario: il ritorno alle copie fisiche. Perché se compro un libro, non è che quando all’editore scadono i diritti me lo vengono a prendere a casa, l’ho comprato e posso farci quello che voglio, tenerlo nella mia biblioteca, prestarlo, rivenderlo, perfino bruciarlo nel camino. Al contrario già quando compri una copia digitale non puoi prestarla a nessuno, se poi possono pure togliertela chi si fida più di comprare qualcosa? C’è da dire che il libro fisico non solo resiste: gli ebook, a distanza di oltre un decennio, occupano una quota marginale del mercato (intorno al 5%) rispetto alle copie cartacee.











