<p>C’è forse solo una cosa in comune a tutte le parti coinvolte nel <strong>matrimonio naufragato delle torri tv</strong>: un sentimento di sconforto per la poca abilità nel colmare un divario di vedute non troppo distante, facendo sfumare un <strong>progetto davvero industriale</strong> e che poteva beneficiare del supporto politico. </p> <p>Invece, il mancato accordo tra <strong>Rai Way</strong> ed <strong>Ei Towers</strong> (<strong>F2i</strong> al 60% e <strong>Mfe</strong> al 40%), rappresenta un’occasione perduta per l’intero perimetro coinvolto. </p> <p>La <strong>Rai</strong> avrebbe potuto avere nuove risorse per sviluppare il <strong>piano industriale</strong>, <strong>Mfe</strong> valorizzare una partecipazione non strategica, <strong>F2i</strong> realizzare un’uscita industriale, mentre <strong>Rai Way</strong> avrebbe beneficiato di sinergie operative e finanziarie significative. </p> <h2><strong>Le ragioni del tramonto del dossier</strong></h2> <p>Come riportato nei giorni scorsi, il <strong>dossier</strong> sarebbe <strong>definitivamente tramontato</strong> dopo gli ultimi mesi di negoziati tra i principali azionisti coinvolti senza che si sia riusciti a colmare le distanze né sul perimetro industriale né sulla valorizzazione economica dell’operazione. </p> <p>Come spiegano alcune fonti, i soggetti coinvolti avevano necessità molto diverse.
Rai Way-Ei Towers, perché il deal è saltato e cosa cambia ora per Rai, Mfe e F2i | MilanoFinanza News
Valutazioni, concambi e contratti di lungo periodo hanno impedito la nascita del polo italiano delle torri tv. L’aggregazione avrebbe generato sinergie industriali e finanziarie, ma il fallimento dell’operazione lascia aperti alcuni dossier














