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Servirebbe un po’ di serietà (o, in mancanza, almeno un pizzico di fantasia), all’alleanza di grillini e piddini, per uscire dal vicolo cieco in cui in particolare Giuseppe Conte si è infilato. La serietà suggerirebbe di farsi audire al più presto in Commissione Covid ponendo fine alle fughe e ai capricci.

Non prendiamoci in giro. È impensabile che, in piena emergenza Covid, quando quello era il tema unico dell’azione del governo, il Presidente del Consiglio non sapesse nulla del più grande appalto della storia della Repubblica (1 miliardo e 250 milioni di euro). Di più: che non sapesse nulla dei rapporti con la Cina; che nessuno lo avesse informato del pagamento delle mascherine a un prezzo quattro volte superiore a quello di mercato; che nessuno gli avesse posto il tema dei prodotti non a norma (da un lato, per i rischi sanitari che potevano derivarne, e dall’altro almeno per bloccarne il pagamento); e infine che non sapesse nulla dei mancati controlli da parte di Corte dei Conti e Anac. Suvvia, mica stiamo qui a credere alle favolette.

Anche perché, se non è stato modificato stanotte (e solo retroattivamente per Conte), l’articolo 95 della Costituzione spiega a chiare lettere che «Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile». E mi pare difficile, per rilevanza sanitaria (le vite a rischio), geopolitica (gli acquisti dalla Cina), economica (la somma enorme in gioco), derubricare l’operazione a una sfera tecnico-amministrativa estranea alla responsabilità politica del premier. Stessa cosa (sempre dal punto di vista politico) per le accuse a carico dei suoi ex colleghi dello Studio Alpa. Possibile che Conte non si sia preoccupato di esigere chiarimenti - neanche a posteriori - su parcelle esorbitanti, o, peggio, sul sospetto di commissioni anomale che sarebbero state richieste ad alcuni imprenditori?