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La commissione Covid si conferma ormai come il principale terreno di scontro politico, almeno per le opposizioni, ormai a corto di argomenti, e segnatamente per quella a 5 Stelle, che ancora una volta alza gli scudi tra le porte chiuse dell’ufficio di presidenza piuttosto che nelle sedute pubbliche, dove parole e azioni avrebbero un peso ben diverso. Anche ieri, prima dell’audizione di Mauro Bonaretti, consigliere della Corte dei conti e già consulente della struttura commissariale, i commissari pentastellati pare abbiano riproposto il solito schema fatto di polemiche, teoremi e «ostacoli», tanto da far slittare l’inizio della seduta di oltre un’ora. Al centro della bagarre, questa volta, pare ci siano state due questioni: l’audizione di Galeazzo Bignami e la possibilità che magistrati e ufficiali raccolgano testimonianze in luoghi diversi dalla commissione (cosa che è nelle facoltà della commissione e già accaduta in molti altri casi). Bignami, commissario a sua volta, si è dimesso pochi giorni fa dal suo ruolo proprio per farsi audire, facendo così ciò che per molto è stato chiesto invano a Giuseppe Conte; circostanza, questa, che da sola potrebbe spiegare i malumori grillini: cercare di bloccare l’audizione di Bignami per evitare quella dell’ex premier.










