Dire che siamo al tragicomico è dire poco. Ci sarebbe da ridere se non ci fossero di mezzo un miliardo e 250 milioni di euro spesi per mascherine farlocche, maxi-commissioni a personaggi legati alla sinistra, rapporti opachi con faccendieri vari, scudi erariali, dosi di vaccino sovrastimate. Però, purtroppo per noi, è così.

E in tutto ciò Giuseppe Conte, il “premier del Covid”, continua a tergiversare: vorrebbe spiegare tutto, dice, ma non fa l’unica cosa che deve fare, ovvero dimettersi da membro della Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza in modo da essere ascoltato.

Il leader del Movimento 5 Stelle, ieri, ha vergato e inviato un’altra lettera al presidente dell’organo parlamentare, Marco Lisei di Fratelli d’Italia, e ai presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per ribadire che si dimetterà solo quando sarà concordata una data per la sua audizione, facendo nuovamente finta di non sapere che finché non molla la poltrona è formalmente impossibile convocarlo in aula in veste di testimone. «È evidente che non hanno nessun interesse ad ascoltarmi, e hanno strumentalizzato una commissione, hanno costruito un plotone di esecuzione per finalità politiche. La verità è che non troveranno mai nulla, io non ho paura. Questi sono dei finti patrioti, durante il Covid io me li ricordo bene, molti italiani lo ricordano. Sono stati disertori quando c’era da impegnarsi con le forze sane del Paese per salvarlo. Oggi pensano di fare i leoni, sono finti leoni», ha poi ruggito Giuseppi a Sky Tg24, colui che ha partecipato solo al 5 per cento delle sedute della commissione di cui ha voluto far parte a tutti i costi. Nervoso, livoroso, agitato. Del resto, sa che su questa partita si sta giocando parecchio a livello elettorale.