La Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze fotografa il paradosso della Calabria: primato per narcotraffico e deserto di cure
CATANZARO – I numeri ufficiali della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze fotografano una Calabria a doppia velocità, stretta dentro un paradosso strutturale. Da un lato, la regione si conferma una delle principali piattaforme logistiche e produttive del narcotraffico in Italia, con indici di sequestro per abitante quattro volte superiori alla media nazionale e una presenza pervasiva sia nelle rotte internazionali della cocaina, sia nelle colture intensive di cannabis e nel transito delle nuove sostanze sintetiche. Dall’altro, i dati relativi all’impatto sanitario e detentivo mostrano percentuali bassissime, quasi marginali rispetto al resto del Paese. Un quadro clinico ed epidemiologico che solleva un interrogativo di fondo per analisti e operatori del settore: si tratta di un reale minor consumo interno o, piuttosto, di una cronica difficoltà di intercettazione da parte della rete socio-sanitaria e delle istituzioni locali?
La macro-area dei sequestri
L’attività di contrasto svolta dalle Forze di Polizia ha fatto registrare a livello nazionale 20.692 operazioni antidroga di rilevanza penale. Sebbene il dato complessivo sia in leggera flessione (-3% rispetto all’anno precedente), il volume delle sostanze intercettate resta imponente: oltre 55 tonnellate di stupefacenti sequestrati, a cui si aggiungono 206.589 piante di cannabis (in netto aumento: +38%) e un numero di compresse e dosi (271.780) che risulta raddoppiato rispetto all’anno precedente.











