Pubblicato il: 03/07/2026 – 16:38

di Giorgio Curcio

BARI La cocaina dalla Colombia, il possibile ingresso in Italia «nella zona della Calabria» e il profilo di un narcotrafficante albanese indicato negli atti come figura di peso negli equilibri criminali di Durazzo. È uno dei passaggi che emergono dall’ordinanza del gip di Bari nell’inchiesta della Dda sul traffico internazionale di droga lungo l’asse Albania, Puglia e Nord Europa. Il blitz risale allo scorso anno e aveva colpito una rete internazionale capace di muovere droga, denaro e uomini tra Albania, Italia e Nord Europa. La Dia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell’Ufficio dell’esperto per la sicurezza di Tirana e della polizia albanese, avevano eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari e dal Tribunale speciale di primo grado di Tirana. Cinquantadue, complessivamente, le persone coinvolte nell’operazione coordinata dalla Dda di Bari, dalla Procura speciale di Tirana, da Eurojust e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Le accuse, a vario titolo, erano quelle di associazione finalizzata al traffico internazionale di ingenti quantitativi di stupefacenti, riciclaggio e altri reati. In quell’occasione furono eseguiti anche sequestri patrimoniali, in Albania e in Italia, per diversi milioni di euro. Alcuni cittadini albanesi, però, riuscirono a sottrarsi alla cattura e a rendersi irreperibili. Dentro quell’inchiesta emerge anche un riferimento alla Calabria. Al centro c’è Doci Elvis (cl. ’78), destinatario della misura cautelare e indagato in relazione al capo che riguarda una fornitura di 8 chili di cocaina proveniente dalla Germania e arrivata a Mola di Bari. La Calabria torna invece nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia albanese Nuredin Dumani, che parla del gruppo riconducibile a Troplini Xhevdet, detto “Poja”, e della capacità di muovere carichi di droga anche fuori dall’Albania.