Quando lo hanno bloccato mentre si trovava nel quartiere di Shkozet di Durazzo, in Albania, ha mostrato documenti falsi. Che però non gli sono serviti. Perché il personale della Dia di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale della Spak di Tirana, nell’ambito della Squadra investigativa comune (istituita tra la Direzione distrettuale antimafia di Bari e la Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata) sapevano che era l’uomo ricercato dal maggio dell’anno scorso quando era riuscito a sfuggire all’arresto disposto nell’ambito dell’inchiesta Ura. In quella operazione la Dia di Bari e le autorità albanesi, con l’ausilio di Interpol e della polizia albanese, avevano scoperto un gruppo i cui componenti, 52 in tutto, erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e riciclaggio. L’uomo arrestato è considerato dagli inquirenti «il principale promotore di un presunto sodalizio criminale attivo tra la Puglia, l’Albania e l’Olanda», ed è stato trovato nel rione di Durazzo «roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci». Al momento dell’arresto il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica, con colpo in canna e due caricatori in dotazione, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi tra cui una carta d’identità e una patente italiana. Ora è in carcere a Durazzo in attesa di estradizione.