Era Bari il centro di smistamento di enormi quantità di eroina e cocaina provenienti dall’Albania e destinate al mercato pugliese, nell’ambito di un traffico transnazionale che ha consentito di fare affari per almeno sette milioni di euro. Bari il luogo in cui avvenivano transazioni milionarie e scambi di contanti (quelli documentati sono per 4,5 milioni). Bari il porto da cui partivano autobus di linea, che riportavano nel Paese delle aquile le mazzette di banconote per pagare gli stupefacenti ai boss locali, alcuni dei quali ritenuti vicini ad esponenti politici. Nel capoluogo pugliese è nata l’inchiesta Ura, condotta dalla Dia con la regia della Dda, con l’ausilio di Interpol, dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia Albanese. Fondamentale il lavoro della Squadra investigativa comune, strumento di cooperazione giudiziaria istituito tra la Dda di Bari, la Spak di Tirana ed Eurojust. Non a caso di “perfetta collaborazione” ha parlato il procuratore di Bari, Roberto Rossi.

Cinquantadue le ordinanze cautelari, emesse dai giudici italiani e albanesi, nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, riciclaggio e abuso d’ufficio. Una parte degli indagati sono pugliesi, alcuni dei quali ritenuti vicini al clan Palermiti di Japigia. In carcere sono finiti – su ordine del gip Vittorio Rinaldi, in base alla richiesta dei pm Ettore Cardinali e Daniela Chimenti e del procuratore aggiunto Francesco Giannella - Andrea Nicola Buonsante, Massimiliano Fiore, Cesare Gilberti, Luisa Mazzuti, Giovanni Montedoro, Francesco Patisso, Annalisa Ronghi, Giovanni Signorile, Angelo Zanzarelli; ai domiciliari Francesca Caputi, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Serafina Palazzo e Domenico De Tullio.