Il ministero del Lavoro conferma a Open il passaggio a un regime individuale e di mercato. Ma la novità potrebbe non piacere ad aziende e sindacati

A partire dal 31 ottobre, i lavoratori potranno cambiare liberamente fondo di previdenza e trasferire anche il contributo del datore di lavoro. La novità, inserita nell’ultima legge di bilancio, è stata confermata dal ministero del Lavoro a Open. «A decorrere dal 31 ottobre p.v., il lavoratore dopo due anni di permanenza nel fondo di previdenza complementare può trasferire la propria posizione contributiva e ha diritto a che il datore di lavoro versi il contributo a suo carico nella forma pensionistica prescelta», precisa una nota del dicastero guidato dalla ministra Marina Elvira Calderone.

Come cambia da fine ottobre la portabilità del Tfr

Ad oggi, il lavoratore può trasferire la propria posizione previdenziale (dopo 2 anni) da un fondo all’altro, ma senza poter portare con sé il contributo del datore di lavoro, perché quest’ultimo era legato al fondo previsto dal contratto collettivo di riferimento. Secondo il ministero del Lavoro, questa impostazione rappresenta un limite alla libertà di trasferimento del Tfr, con molti lavoratori che «restavano nel fondo di categoria non volendo rinunciare al contributo del datore di lavoro». Con il nuovo regime, in vigore dal 31 ottobre, il lavoratore potrà cambiare fondo liberamente e mantenere il diritto al contributo del datore. In sostanza, si passa da una logica collettiva a una più individuale e di mercato, in cui il contributo datoriale non è più “agganciato” al fondo di categoria, ma alla posizione del singolo lavoratore.