Roma, 30 giugno 2026 – Da domani cambia una delle regole più delicate del rapporto tra lavoro, risparmio e pensione. Per i dipendenti privati di prima assunzione, esclusi i domestici, l’ingresso nella previdenza complementare non passerà più dal vecchio silenzio-assenso dopo sei mesi: scatterà automaticamente dal primo giorno di lavoro. Il Tfr maturando sarà destinato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo. Il lavoratore potrà rinunciare, ma dovrà farlo entro 60 giorni.

E il Tfr di chi sta già lavorando?

La novità, introdotta dalla legge di Bilancio, non riguarda il Tfr già accumulato né modifica le scelte dei lavoratori già in servizio. Interviene sul Tfr futuro e punta a rafforzare il secondo pilastro previdenziale, decisivo in un sistema in cui carriere discontinue e salari bassi rischiano di produrre assegni pensionistici più leggeri.

Come funziona

Il meccanismo è semplice. Se il contratto collettivo prevede un fondo di riferimento, l’adesione avverrà a quel fondo. Se in azienda esistono più forme pensionistiche, il Tfr andrà a quella alla quale aderisce il maggior numero di lavoratori, salvo diverso accordo. Se invece manca un fondo contrattuale, scatterà l’iscrizione alla forma residuale, oggi il fondo Cometa. Con l’adesione confluiranno il Tfr maturando, il contributo del datore di lavoro e quello del lavoratore.