C’è qualcosa di profondamente scomodo in Contare i passi verso casa, romanzo d’esordio di Laura Ceccacci (edito da Salani), e sta proprio nella sua partenza. La protagonista è una madre che se ne va, che lascia il marito, ma soprattutto lascia la figlia, sparisce. Alba, questo il suo nome, si rifugia in uno zoo, si allontana da quella che avrebbe dovuto essere la sua vita, mentre il passato torna a bussare sotto forma di ricordi, omissioni e ferite che la mente prova a rimuovere, ma che il corpo continua a ricordare.

Tra gli animali, Alba trova Gautama, amico, collega enigmatico e figura centrale della sua vita, uno dei pochi in grado di stare accanto al suo silenzio senza forzarlo. Lo zoo diventa il luogo in cui il tempo si dilata e la memoria torna a galla: le nascite degli elefanti, il rapporto con l’orsa Ursa, la cura dei corpi feriti fanno da contrappunto a una storia che si muove continuamente tra presente e passato.

Ceccacci costruisce un romanzo stratificato, in cui ogni capitolo aggiunge un tassello e ogni rivelazione sposta un po’ più in là il senso di ciò che abbiamo letto fino a quel momento. C’è il mistero di ciò da cui Alba sta davvero fuggendo, c’è la tensione di un passato che sembra aver lasciato zone cieche, e c’è soprattutto il progressivo svelarsi di una verità che cambia completamente il modo in cui leggiamo la protagonista.