Margarida avanza sul ciglio della strada con una piccola valigia, mantiene il passo finché non perde di vista il circo. chiede un passaggio ogni volta che sente il rumore di un motore, ma le auto non si fermano.Aline Bei, “Una delicata collezione di assenze” (La Nuova Frontiera)Siamo in Brasile. Margarida, la protagonista di questo romanzo di Aline Bei, nata a San Paulo nel 1987 (al suo terzo romanzo), è bella e giovane, indossa un abito bianco, le sue mani bianche sembrano quelle di un cadavere molto delicato; Margarida ha abbandonato la madre per andare a lavorare in un circo. Lavora come assistente di un mago, Oberon. E le piace un pagliaccio, che le insegna a leggere la mano e le dice una cosa importante: “Le linee della tua mano sembrano una delicata collezione di assenze”. Scopriremo, leggendo, quali e quante sono queste assenze. Il mago cerca di abusare di Margarida, lei lo spinge via, lui la ripudia per averlo rifiutato. Inizia la fuga, inizia il ritorno, inizia una storia che racconta soprattutto donne. Quante donne.In questo libro non ci sono le lettere maiuscole all’inizio delle frasi, tranne le iniziali dei nomi propri, è come una metrica, come un ritmo scandito dal tempo femminile, e la traduttrice Marta Silvetti ha restituito la bellezza di una lingua che fa tre cose insieme: poesia, teatro e romanzo famigliare. Le parole madre e figlia si rincorrono per tutto il tempo, in questa genealogia che non è sempre salvifica, e che tiene insieme bellezza e minaccia. Proprio come il circo, il luogo dove inizia questa storia. Il circo come il bosco di Cappuccetto Rosso, una favola quindi, ma una favola spaventosa, il circo come il regno della possibilità e della paura: il posto degli uomini. E poi di nuovo la città natale, la casa con il cancello arancione, dove le cose importanti avvengono in cucina, in bagno, nei corridoi, e la minaccia sottile costringe a inventare strategie di sopravvivenza, mentre il corpo cambia: quindi è sempre tutta colpa del corpo?“la ragazzina si chiude in bagno. sale sullo sgabello, spinge il vetro della finestra. deve passarci, deve riuscirci. infila prima la testa, poi il corpo, il vestito si strappa sulla schiena e Laura cade in giardino. si alza in fretta, senza neanche capire dove si è graffiata. la musica sembra più alta, la nebbia è sicuramente più bassa e il vento fa ondeggiare la tonaca sui fili del bucato”.La maternità non è mai rassicurante e non sono rassicuranti gli uomini. Aline Bei trasforma i luoghi in esseri viventi, e i corpi in costellazioni.