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Katia D'Addona

Occhi, bocca e movimenti delle mani sono i dettagli da cui parte lo scrittore quando deve costruire i personaggi dei suoi libri. Quanto tempo passa allo specchio? «Poco, non mi piace indagarmi»

Sette romanzi, un Premio Strega Giovani con Chi manda le onde (2015), traduzioni e incursioni tra i giganti della letteratura americana. Di recente è tornato in libreria con Mie magnifiche maestre (Mondadori), viaggio retrospettivo tra le figure che lo hanno formato. Ma è impossibile definire Fabio Genovesi con un palmarès di titoli. In Versilia, dove vive ed è cresciuto, ha costruito un faro di pagine e umorismo, dove può salire solo chi sa giocare. Anche con la bellezza. Che sotto la sua penna diventa un gioco senza regole, aperto a tutti.

Cosa pensa quando si guarda allo specchio?«Non ci passo molto tempo, non mi piace indagarmi. Di me so già troppo e mi annoia. Al mio aspetto riservo la stessa attenzione che ho per le esperienze che vivo: trovo che i tratti esteriori degli altri, proprio come le loro storie, siano molto più interessanti».