di Daniele Manca

Imprenditore, a capo di una famiglia importante e impegnativa, nel nuovo libro "Mai fermi" si racconta a 61 anni: «È come andare in bicicletta. Quando sei in un momento di transizione, e a me è capitato, bisogna muoversi per restare in sella e in equilibrio. Se dovessi indicare la qualità migliore da coltivare direi “apertura”, che significa cercare le similitudini»

Un altro libro. Un’altra traiettoria. Perché La Traiettoria si intitolava il primo. Una traiettoria faticosa. Non nella lettura ma nella fatica percepita di chi deve raccontare un sé div erso dalla sua famiglia. Un’adolescenza, un diventare adulti sempre per differenza. Fatica appunto che ti spinge a varcare l’Oceano per andare a studiare dove le cose si imparano, in America, per costruirsi. Poi una vita e una carriera del tutto autonome, fondando da solo un gruppo che farà scuola nel private equity. Ma anche il divertimento di un’infanzia circondato da persone. I fratelli, la mamma, gli amori. Meno quel padre che all’inizio del nuovo libro è ancora “il signor Luciano”, al quale è dedicato un capitolo intero e che, alla fine delle nuove pagine, diventa “mio padre”. Poco presente fisicamente, forse. Ma che si fa punto d’onore di dover educare i figli anche se può rischiare di perderne l’affetto, stimolandoli sempre a tirar fuori il meglio di se stessi. Così come quando decide di affidare ad Alessandro 24enne, appena selezionato ad Harvard e già in forze alla Goldman Sachs (primo italiano), la presidenza dell’allora nascente scuderia di Formula Uno Benetton. Un incarico non proprio banale, affidato ad insaputa dello stesso Alessandro, che lo scopre solo entrando nel suo ufficio e leggendo la targhetta “Chairman” nella Motor Valley britannica (il resto è storia, con due campionati del mondo piloti e uno costruttori conquistati sul campo in soli due anni).