«Fare l'attore no xé un lavoro vero!» tuona Andrea Pennacchi facendo il verso al Pojana quando gli si chiede dove trovi il tempo di scrivere libri. E scriverli bene, considerate le 20 mila copie già vendute di "Se la rosa non avesse il suo nome", uscito giusto un anno fa. Un successo che già lasciava presagire potesse esserci un seguito, che esce oggi in libreria: "Una foresta di scimmie", edito sempre da Marsilio.
Ancora un giallo su una nuova indagine di William Shakespeare, in questo caso ispirato da Il mercante di Venezia, con la voce narrante di Vincenzo Saviolo, maestro di scherma noto in Inghilterra. «È la prosecuzione della prima indagine che, in fondo, era già nell'aria conferma Pennacchi . Dopo Padova, il mio Shakespeare si sposta a Venezia, prima del ritorno a Londra. Li chiamiamo gialli, ma Agatha Christie mi bastonerebbe sulla testa, scoppia a ridere, raccontando i suoi nuovi romanzi investigativi . Sono espedienti per esplorare mondi, più che storie in cui trovare un colpevole. Cerco di far girare la narrazione intorno all'indagine, ma non è un giallo pulito, ad orologeria: sono generi misti, su cui mi trovo bene, forse più fantasy. In queste investigazioni scopri un mondo che non conoscevi, c'è spazio per lo slapstick, per la comicità, dove io riporto tutto alle cose che conosco di più e che mi piacciono di più».







