Il romanzo rivelazione della croata Magdalena Blažević “In tarda estate” (Miraggi edizioni, trad. Anita Vuco, premio miglior romanzo croato 2023; tradotto in inglese, tedesco e francese), in cui la narrativa si fa cinema, è la storia di Ivana, 14 anni, durante una estate felice nella Bosnia in guerra. L’ultima

“Voci scendono dalle scale, due piedi maschili in scarpe abbottonate, piedi femminili in sandali, gambe di seta rosa”. (… ) “Un sorriso timido tese un ponte attraversso la fessura della porta”. (…) “Gli imprenditori propongono la serrata in risposta allo sciopero degli edili”. Sono alcuni passaggi di Manhattan Transfer (1925) di John Dos Passos. Mi sono tornati in mente leggendo In tarda estate (Ukasno ljeto), romanzo croato d’esordio della giovane Magdalena Blazević (premio nazionale per il miglior romanzo 2023, impeccabile versione italiana di Anita Vuco). Dos Passos è, probabilmente, il primo scrittore che utilizza diffusamente, esplicitamente, e in maniera originale, il linguaggio del cinema all’interno della nuova narrativa novecentesca. Dall’uso di inquadrare il dettaglio omettendo la figura (qui i “piedi”), sino alla introduzione di titoli di giornali in capitol letters, staccandoli dalle righe precedenti e seguenti, ponendoli al centro della pagina, come le didascalie del muto sullo schermo. Linguaggio filmico che si arricchisce anche di una notevole forza retorica nel creare immagini poetiche come il sorriso che getta un ponte nella fessura di una porta.