C’è una Torino natalizia, pronta ad accendersi di luci e addobbi, e poi c’è un’altra città più oscura, attraversata da fragilità giovanili, dipendenze e derive settarie. È dentro questo doppio volto che si muove L’angelo di sangue (Edizioni del Capricorno), il nuovo thriller della scrittrice e psicologa torinese Valeria Bianchi Mian, da domani in edicola con La Stampa a 10, 5 euro per la rassegna Piemonte in Noir.

La scena iniziale nel bosco del Musiné

Il romanzo si apre con una scena potente. Raffaella Montedori, ventenne in terapia con lo psicologo Daniel Viola, sta partecipando a una seduta on line mentre si trova nel bosco del Musiné. La connessione è instabile, la ragazza parla di un misterioso «angelo» in arrivo, poi si sentono rumori, fruscii tra gli alberi, la paura. All’improvviso, sullo schermo compare quella che sembra un’aggressione. Daniel assiste impotente a una scena che potrebbe essere un femminicidio, ma l’immagine si interrompe lasciando spazio al dubbio.

I protagonisti Daniel Viola e Greta Pietropaoli

Accanto allo psicologo Daniel Viola si muove Greta Pietropaoli, la sua compagna. Chiamata con lui a confrontarsi con un Male che nel romanzo non assume mai forme mostruose o dichiarate, ma si presenta in sembianze seducenti e rassicuranti. Il libro ruota attorno a un gruppo di ragazzi e ragazze smarriti, «angeli» solo nel nome, giovani vulnerabili alle prese con le sfide della vita adulta.