Lo scrittore che le ha dedicato un romanzo racconta perché la scomparsa della contessa ha incrociato le trame del Paese

di Enrica Brocardo

I decori di Villa Altachiara nei momenti migliori esaltavano i pensieri e le emozioni di chi ci viveva, in quelli bui li abbattevano". Fuori Portofino, "con le case rosa, salmone o gialle, i negozi come fossimo a New York. La miniatura di un sogno che può diventare opprimente. Ed ecco che allora ti spieghi gli yacht enormi, gli elicotteri pronti per saltarci su e via, i balli sui tavoli, la cocaina. Tutti tentativi di sfondare la gabbia che ti succhia l’ossigeno".

È in questo dentro-fuori che la contessa Francesca Vacca Agusta si è persa la sera dell’8 gennaio 2001. Scomparsa e riapparsa – il cadavere devastato da una caduta di 80 metri e dalla permanenza in mare – due settimane dopo a Cap Bénat, in Costa Azzurra.

Un famosissimo caso di cronaca nera che Valerio Aiolli ricuce nel suo romanzo Portofino blues (edito da Voland), tra i finalisti del Premio Strega 2025. Un giallo a tre incognite – omicidio, suicidio o incidente? – che lo scrittore definisce il primo in Italia in stile O. J. Simpson "perché è la prima volta che giornali e televisioni seguono in diretta un fatto di nera per settimane, che poi diventano mesi". Un genere di attenzione che da allora in avanti avrebbe riguardato altri casi, da quello di Cogne alla strage di Erba fino al delitto di Garlasco. "Gli ingredienti che fanno “appassionare” sono sempre gli stessi. Innanzitutto la mancanza di una chiarezza assoluta rispetto agli eventi. Se poi si aggiungono elementi “torbidi” si spalanca un’altra porta per la curiosità". Ma ci sarebbe anche un’altra ragione, scrive Aiolli nel libro: “Ilvo Diamanti in un articolo su Repubblica di quel periodo disse che ‘questi casi generano angoscia ma, al tempo stesso, rassicurano. Ci sfiorano, ma riguardano gli altri’. Un meccanismo che sembra appagare in particolare gli italiani, visto che in altri Paesi lo spazio dato alla cronaca nera è più limitato, mentre da noi in tv proliferano le pseudo inchieste”.