ROMA - Una porta che si apre lentamente, una domestica filippina che si affaccia con gli occhi sgranati dalla paura, urla di terrore e di raccapriccio, scalpiccio di passi sulle scale. E poi telefonate piene d'angoscia, un tramestio confuso nel giardino, la villa che si riempie di gente, le lacrime e i singhiozzi dei bambini. Comincia così, alle 11,20 del 10 luglio di un anno fa, il giallo estivo dell'Olgiata, nuova edizione di una "crimen story" destinata a ripercorrere molti passi e molte sviste del caso di via Poma.

A terra, il viso seminascosto da un lenzuolo lordo di sangue, il cadavere straziato di Alberica Filo della Torre: 42 anni, una donna piena di fascino, un carattere forte e controverso, capace di enormi dolcezze e improvvise, brusche impennate d'ira. Tramortita con uno zoccolo e strangolata. A dodici mesi di distanza la soluzione del rebus sembra più lontana che mai. Il giudice Cesare Martellino continua a restare in ufficio dalle 11 alle 13 ore, a nutrirsi di cracker e acqua minerale e a impastoiare i cronisti con cortese ambiguità. Le ultime novità di un'indagine che troppe volte è sembrata a un passo dalla conclusione lasciano pochissimo spazio alla speranza: un interrogatorio in Inghilterra per sentirsi ripetere da una bambinaia esasperata le stesse cose che aveva detto mille volte subito dopo il delitto.