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Ultimo aggiornamento: 15:26

Una strage pianificata, in qualche modo agevolata dal fatto che l’autore riuscì a rubare un’arma nel poligono Tor di Quinto di Roma perché non c’erano controlli. È in sintesi la riflessione dei giudici della Corte d’assise di Roma che il 16 aprile scorso ha condannato all’ergastolo Claudio Campiti, che l’11 dicembre 2022 uccise quattro donne nel corso di una riunione di condominio. “Le risultanze probatorie evidenziano che l’imputato non ha agito d’impulso né in uno stato emotivo improvviso, bensì ha pianificato i suoi delitti in maniera minuziosa, con lucidità e determinazione” scrivono i magistrati.

Nelle oltre 400 pagine di motivazioni i giudici della Capitale, in merito alla premeditazione, affermano che da parte dell’imputato vi è stata “una chiara preordinazioni delle modalità esecutive, come dimostrano le registrazioni delle telecamere installate presso il Poligono di Tor di Quinto, con sottrazione dell’arma da utilizzare”. E ancora: “Una attività di accantonamento di munizioni necessariamente programmata nel tempo dato il numero di proiettili rinvenuto (ottanta) ulteriori rispetto ai cento noleggiati il giorno 11 dicembre del 2022. Si tratta di una attività che va fatta risalire al mese di settembre di quell’anno quando Campiti aveva iniziato ad acquistare cento munizioni in luogo delle abituali cinquanta”. Per la Corte, inoltre, “non vi è incompatibilità tra il disturbo della personalità rilevato e la premeditazione, essendo rimaste inalterate le capacità di giudizio e critica, non potendo così ritenersi il proposito criminoso frutto esclusivo della alterazione della personalità di Campiti”.