"Le risultanze probatorie evidenziano che l'imputato non ha agito d'impulso né in uno stato emotivo improvviso, bensì ha pianificato i suoi delitti in maniera minuziosa, con lucidità e determinazione".

E' quanto scrivono i giudici della prima Corte d'Assise di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il 16 aprile scorso hanno condannato all'ergastolo Claudio Campiti, autori della strage di Fidene dell'11 dicembre 2022, quando furono uccise quattro donne nel corso di una riunione di condominio.

Nelle oltre 400 pagine di motivazioni i giudici della Capitale, in merito alla premeditazione, affermano che da parte dell'imputato vi è stata "una chiara preordinazioni delle modalità esecutive, come dimostrano le registrazioni delle telecamere installate presso il Poligono di Tor di Quinto, con sottrazione dell'arma da utilizzare".

E ancora: "una attività di accantonamento di munizioni necessariamente programmata nel tempo dato il numero di proiettili rinvenuto (ottanta) ulteriori rispetto ai cento noleggiati il giorno 11 dicembre del 2022. Si tratta di una attività che va fatta risalire al mese di settembre di quell'anno quando Campiti aveva iniziato ad acquistare cento munizioni in luogo delle abituali cinquanta".