Da Antonio Salandra a Gaetano Salvemini. Da Tommaso Fiore a De Cardona. Un dibattito mai sopito ma che assume valenze e significati eterogenei. Cè una nuova questione meridionale che si pone non solo in termini storici e politici ma anche sul piano culturale? In un'epoca di post federalismo è giusto porsi tale interrogativo? La storia e il racconto della cultura non riguarda solo la provenienza degli scrittori (o autori di diversa scrittura) ma la tematica che portano sulla pagina e le problematiche che affrontano.

C'è una interessante letteratura storica che riguarda la questione meridionale e trova in personaggi simboli delle chiavi di lettura fondamentali. Cè, tra l'altro, una letteratura provinciale che nasce nel Sud e cè una letteratura meridionale che cerca di proporsi con temi che hanno una visione nazionale. Il gioco culturale è tutto costruito sulle identità e quindi sulle appartenenze che sono da leggersi come radicamenti, come radici, come espressione di quel senso delle origini che trova proprio nel Mezzogiorno una chiave di lettura fondamentale. Molti scrittori meridionali o che del Meridione hanno fatto un loro argomento narrativo non solo conoscevano la temperie del Mezzogiorno ma si documentavano attraverso le posizioni diverse che ne avevano del Mezzogiorno personaggi come Salvemini, Di Vittorio, Salandra, Nitti, Misasi (anche lui scrittore), Dorso. Insomma scrittori e storia del Mezzogiorno per raccontare una dimensione della letteratura. Oggi resta di sicura attualità questo intreccio che recupera comunque le identità e la scrittura, il pensiero e le immagini della narrazione stessa.