Il diritto a esistere e difendersi è realismo
Enrico Cerchione
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Nei mille giorni trascorsi dal 7 ottobre 2023, Israele ha dimostrato una resilienza e una capacità di resistenza che pochi avrebbero immaginato. Dopo il massacro perpetrato da Hamas, con i suoi 1.200 morti e le atrocità contro civili e ostaggi, molti profetizzavano la fine dello Stato ebraico. Un’ondata di ostilità globale (dal mondo islamico alle potenze autoritarie fino a settori della sinistra occidentale) ha cercato di isolare e delegittimare Israele, trasformando la vittima in carnefice con la narrazione del “genocidio”, che persiste nonostante sia stato smentito anche dai numeri ufficiali. Questa coalizione eterogenea di nemici di Israele è unita da un’unica ragione: indebolire e distruggere l’Occidente democratico, attaccandone il capro espiatorio più comodo, sfruttando e risvegliando uno storico antisemitismo radicato e mai sconfitto.
Tre anni dopo, la realtà militare racconta una storia diversa. Israele ha degradato sistematicamente le capacità dei suoi nemici. Hamas ha perso gran parte della sua leadership a Gaza. Hezbollah è stato decapitato in Libano con eliminazioni mirate dei vertici. L’Iran ha subìto attacchi diretti sul proprio territorio e ha visto la scomparsa di un’intera classe dirigente colpevole del massacro di migliaia di giovani nel silenzio tipico delle nostre piazze. Le operazioni israeliane, pur con costi umani dolorosi, hanno raggiunto obiettivi strategici ritenuti impossibili all’inizio.







