I mille giorni trascorsi dal 7 ottobre 2023, per i parenti, gli amici e tanti altri, non sono stati solo l’occasione per ricordare gli israeliani uccisi, circa 1.200 tra soldati e civili, e i 251 rapiti durante l’attacco di Hamas nel sud di Israele. Sono stati anche un’opportunità per rilanciare l’accusa al premier Netanyahu e ai suoi ministri di aver fallito sotto ogni aspetto della sicurezza e di non aver mai riconosciuto le proprie responsabilità. Una protesta interna che non ha fatto alcun riferimento alle conseguenze catastrofiche della risposta militare israeliana per Gaza e per oltre due milioni di civili palestinesi nei due anni successivi (e ancora oggi).

Mentre il capo dello Stato Isaac Herzog, a Kerem Shalom, accanto a Gaza, ieri incontrava la comunità locale, in numerosi incroci stradali e sulla tangenziale Ayalon si sono svolti raduni contro il governo. A Tel Aviv migliaia di persone si sono riunite in Piazza degli Ostaggi dove, dal palco, sono state lanciate altre accuse al governo per quanto accaduto il 7 ottobre 2023. Il fulcro di molte proteste è il rifiuto dell’esecutivo di istituire una commissione d’inchiesta statale. Esther Buchshtab, madre di Yagev Buchshtab, rapito e ucciso dopo il 7 ottobre, ha osservato: «La pressione militare non ha salvato gli ostaggi, li ha danneggiati. Ma il governo ha continuato per la sua strada, ignorando le persone, gli israeliani, che si trovavano a Gaza». L’ex ostaggio Omri Miran ha dichiarato a Kan Radio: «Gli ufficiali militari mi dicono: “Ci dispiace e ci vergogniamo”. Non vedo lo stesso atteggiamento da parte dei nostri leader politici». Riguardo alla recente affermazione del ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, secondo cui dovrebbe essere ringraziato per il rilascio degli ostaggi, Miran ha commentato che «dovrebbe smetterla di dire sciocchezze. Si è vantato di aver fatto fallire così tanti accordi per il rilascio degli ostaggi. È possibile che altri ostaggi, che oggi sarebbero qui con noi, siano stati uccisi lì».