Il massacro compiuto da Hamas è un episodio isolato oppure rappresenta la punta di un iceberg? Marco Mayer ripercorre gli ultimi anni di Israele che si avvicina a nuove elezioni
In Israele le prime elezioni politiche dopo il 7 ottobre rivestono un significato politico e storico di grande rilevanza. Una delle domande fondamentrali che gli elettori israeliani si pongono è la seguente: il massacro compiuto da Hamas è un episodio isolato oppure rappresenta la punta di un iceberg?
Per ragioni di brevità non citerò la grande quantità di materiale raccolto in quasi tre anni in ambito miltare e accedemico, ma la maggioranza delle analisi converge sulla seconda ipotesi, ovvero sul fatto che negli ultimi venti anni i nemici di Israele si sono rafforzati senza che i governi israeliani abbiano saputo reagire con energia, tempestività e soprattutto con una strategia difensiva adeguata alla minaccia esistenziale.
Oltre ai notevoli progressi raggiunti dall’Iran in materia di uranio arricchito e di missili balistici il potenziamento strategico dei proxi è stato un aspetto decisamente impressionante. Dal 2005 (anno del ritiro unilaterale israeliano) anno dopo anno la Striscia di Gaza è stata trasformata dalle Brigate Al Qassam di Hamas in un enorme arsenale di guerra. Ricordo una visita del marzo 2007 a Sderot quando razzi ancora artigianali colpivano case e scuole della cittadina israeliana più vicina a Gaza.










