Le magliette a strisce, come una bizzarra squadra di calcio: «una divisa per ottenere cittadinanza nella Storia collettiva». È il ritratto di una generazione che ha annunciato l’irrompere sulla scena di un fenomeno nuovo, di una nuova «età» per accedere da protagonisti alla politica e alle grandi scelte del Paese. Quella che Valerio Varesi traccia nel romanzo È sangue di noi tutti (Neri Pozza, pp. 190, euro 19),non è soltanto la pur preziosa ricostruzione di uno degli eventi che hanno scandito il difficile processo democratico della Repubblica, bensì un affresco in movimento che restituisce spessore e identità a figure che a buon titolo continuano, come i fatti di cui furono protagonisti, ad interrogare il presente.

I PROTAGONISTI DI ALLORA, Varesi li delinea con chiarezza, illustrandone al contempo la capacità di prefigurare il futuro. «Sono quelli con le magliette a strisce. – suggerisce lo scrittore, molto noto come autore di noir, ma non nuovo a misurarsi con successo con temi storici – Ventenni nel 60 vuol dire una generazione a metà. Non hanno fatto la Resistenza, è toccato ai loro padri. Ne subiscono il fascino e la frustrazione del non esserci stati. La fortuna di essere scampati a miseria e pallottole al prezzo di sentirsi derubati della gloria».