La Sindaca in Emilia per l’82esimo anniversario del massacro
La sindaca di Genova Silvia Salis a Reggio Emilia
Genova - «Ci sono storie che non chiedono solo di essere ricordate. Chiedono di essere raccontate. Il massacro dei fratelli Cervi non è una tragedia privata. È una domanda pubblica. Una di quelle domande che attraversano il tempo e tornano, puntuali, ogni volta che una società deve decidere da che parte stare". Lo ha detto stamani la sindaca di Genova Silvia Salis nel Palazzo del Comune di Reggio Emilia, alla commemorazione per l'82esimo anniversario dell'eccidio dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri ad opera dei repubblichini.
Salis ha ricordato che i fratelli Cervi "erano una famiglia: la loro casa era aperta a fuggiaschi, stranieri, disertori, a chiunque scappasse dalla guerra e dalla violenza. Come Quarto Camurri, che morì con loro. Casa Cervi non era solo una casa: era un'idea di Paese". Per Salis, questa giornata è «Il ricordo di un atto vile e codardo. Viltà e codardia di cui gli stessi repubblichini erano consapevoli perché lo hanno consumato di nascosto». Salis ha sottolineato che «il fascismo ha sempre avuto questa ossessione: non eliminare solo le persone, ma spezzare l'idea che portano. Ma si possono fucilare sette uomini, non si può fucilare un'idea. La libertà è un ciclo. Ogni volta che qualcuno prova a spezzarla con la forza, qualcun altro la risemina. È l'antifascismo. È la fiducia ostinata nel genere umano e nella sua capacità di seminare, di amare". Oggi, ha proseguito "non siamo chiamati a imbracciare fucili" ma "a non disarmare la coscienza. Perché il fascismo non torna mai uguale. Torna quando smettiamo di riconoscerlo. Nessuna società è immune, nessuna democrazia è garantita per sempre sulla carta. Più volte mi è stato chiesto se abbia ancora senso, nel nostro tempo, dirsi antifascisti. Non solo ha senso ma è necessario. Non dobbiamo mai stancarci di dirci antifascisti. Antifascismo è il nome dei fratelli Cervi, del popolo italiano, della nostra Costituzione, del sangue versato sulle colline, sui monti che stanno alle spalle della mia Genova".






