“Il massacro dei fratelli Cervi non è una tragedia privata. E’ una domanda pubblica. Una di quelle domande che attraversano il tempo e tornano, puntuali, ogni volta che una società deve decidere da che parte stare”. E’ uno dei passaggi dell’intervento della sindaca di Genova Silvia Salis ospite della città di Reggio Emilia nel giorno dell’82° anniversario dell'eccidio dei fratelli Cervi (Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore) e di Quarto Camurri a opera dei repubblichini.

Salis ha parlato nella Sala del Tricolore, intervenendo dopo il sindaco di Reggio, Marco Massari, Alberto Olmi, rappresentante della Provincia, Gabriele Torricelli (presidente Anpc), Vasco Errani, presidente dell’Istituto Cervi.

I fratelli Cervi “erano una famiglia”, ha ricordato Salis. “La loro casa era aperta a fuggiaschi, stranieri, disertori, a chiunque scappasse dalla guerra e dalla violenza. Come quarto Camurri, che morì con loro. Casa Cervi non era solo una casa, era un’idea di Paese”. “Il fascismo ha sempre avuto questa ossessione – ha proseguito – non eliminare solo le persone, ma spezzare l’idea che portano. Ma si possono fucilare sette uomini, non si può fucilare un’idea. La libertà è un ciclo. Ogni volta che qualcuno prova a spezzarla con la forza, qualcun altro la risemina. E’ l’antifascismo”. Il fascismo, ha insistito ancora Salis, “non torna mai uguale. Torna quando smettiamo di riconoscerlo. Più volte mi è stato chiesto se abbia ancora senso, nel nostro tempo, dirsi antifascisti. Non solo ha senso ma è necessario”.