Per gli uomini può essere “considerato anche comune dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale“. Nel 2021 aveva sollevato scandalo la motivazione – rivelata dal Fatto – con cui una pm di Benevento aveva chiesto l’archiviazione della denuncia per violenza domestica presentata da una donna nei confronti dell’ex convivente e padre dei suoi figli. E ora, anche a causa di quella frase, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver gestito adeguatamente il caso, violando il “divieto di trattamenti inumani e degradanti” e non garantendo il “diritto al rispetto della vita privata e familiare” sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani. La causa nasce dal ricorso della vittima, Audrey Ubeda, una cittadina francese oggi 43enne, presentato anche a nome dei due figli, attualmente di 15 e 12 anni: tutti e tre dovranno essere risarciti con 15mila euro ciascuno (più altri 15mila complessivi di spese legali). “L’inchiesta contro il presunto abusatore non ha rispettato i requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività richiesti dalla Convenzione. Inoltre, le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero hanno sottoposto la signora Ubeda a ulteriore vittimizzazione“, si legge nel comunicato che illustra la decisione della Corte, depositata giovedì 2 luglio.
"Nel sesso l'uomo deve vincere un po' di resistenza": Italia condannata alla Cedu per il "sessismo stereotipato" della pm
La Corte di Strasburgo accoglie il ricorso di una donna vittima di abusi










