Strasburgo accoglie il ricorso di una cittadina francese vittima di abusi e sanziona lo Stato italiano con una multa da 60 mila euro. Sotto accusa le motivazioni di una magistrata che ha normalizzato le violenze domestiche e lo stupro
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dello Stato italiano, costretto a pagare una sanzione pecuniaria di 60mila euro a causa delle motivazioni messe nero su bianco da una magistrata di Benevento in un caso di violenza sessuale. I giudici di Strasburgo hanno infatti ravvisato un palese «approccio sessista in un provvedimento» giudiziario, accogliendo il ricorso presentato da Audrey Ubeda. La cittadina francese nel 2021 aveva denunciato il proprio ex compagno per maltrattamenti e violenze sessuali. «Per me è una svolta, un nuovo inizio, mi sento come una Fenice che rinasce dalle ceneri. Ma la soddisfazione maggiore è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, affinché mai più si ripeta un caso come quello che aveva sconvolto la mia vita», ha detto la donna all’Ansa.
«È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza di ogni donna»
A scatenare il verdetto internazionale è stata la richiesta di archiviazione formulata dalla pm italiana, che ha liquidato le accuse sostenendo testualmente che: «È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito, che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia, tenta l’approccio sessuale».










