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Marco Santoro

La Corte di Strasburgo accoglie il ricorso di una cittadina francese vittima di abusi. La magistrata aveva chiesto l'archiviazione di una denuncia perché «è comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza»

Una richiesta di archiviazione motivata con argomenti giudicati «sessisti» dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. «È comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito, che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia, tenta l’approccio sessuale». Ad argomentare così la decisione con la quale archiviare la denuncia per violenza domestica e stupro presentata , nel 2021, dalla cittadina francese Audrey Ubeda nei confronti del suo ex compagno, è stato un pm donna della Procura di Benevento.

Ubeda ha quindi promosso un ricorso presso la Corte dei diritti dell'uomo che è costato all’Italia una condanna a 60 mila euro, ritenendo che la richiesta del pm abbia violato il «divieto di trattamenti inumani e degradanti» e non abbia garantito alla ricorrente il «diritto al rispetto della vita privata e familiare» sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani.La pronuncua dell'organismo europeo, depositata il 2 luglio, è stata accompagnata da un comunicato stampa nel quale viene fortemente biasimata la condotta della magistrata italiana: «L’inchiesta contro il presunto abusatore non ha rispettato i requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività richiesti dalla Convenzione. Inoltre, le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero hanno sottoposto la signora Ubeda a ulteriore vittimizzazione».