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Roberto Pezzali

FiberCop prevede di aumentare i prezzi all'ingrosso della rete per sostenere gli investimenti nei prossimi anni. Non aumenta l'FTTH, aumenta il rame e aumentano i costi di alcuni servizi. Gli operatori non ci stanno, gli utenti ignari stanno già pagando di più.

Da metà aprile sul mercato italiano delle telecomunicazioni si sta combattendo a colpi di lettere e missive uno scontro aperto tra FiberCop, la società della rete fissa nata dalla separazione da TIM, e i principali operatori, quindi Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad, Sky Italia e la stessa TIM. Il problema? I nuovi listini dei servizi all'ingrosso (wholesale) che FiberCop ha presentato lo scorso 15 aprile. Si tratta di una questione tecnica che non ha impatto diretto sui consumatori, ma che incide in primo luogo sui conti degli operatori e poi, inutile girarci attorno, anche sulle bollette di milioni di famiglie italiane. Questo punto lo teniamo alla fine, per far capire quanto la questione possa essere paradossale.

Tutto è partito con la delibera 58/26/CONS del 16 marzo 2026, con cui l'AGCOM ha riconosciuto FiberCop come operatore "wholesale only" ai sensi dell'articolo 80 del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, ovvero un operatore che non vende servizi ai clienti finali ma opera esclusivamente all'ingrosso, affittando la propria rete agli operatori retail (TIM, Fastweb, Wind Tre, Iliad, Sky, ecc.).